“Regoliamoci”: il tour della Lega B fa tappa a Carpi

“Regoliamoci”: il tour della Lega B fa tappa a Carpi

Presentato oggi allo Stadio Cabassi il tour “Regoliamoci-Le regole del gioco pulito”: il Carpi si informa sulla lotta alle frodi sportive

Quarta tappa di “Regoliamoci”, il tour organizzato dalla Lega B e volto alla conoscenza e alla lotta delle frodi sportive. Prima dell’incontro con calciatori e staff tecnico-dirigenziale della Prima squadra e a seguire quelli di Primavera e Under 17, l’iniziativa è stata presentata ai giornalisti. Sono intervenuti Gianluigi Pocchi, Responsabile della Piattaforma per la Responsabilità Sociale LNPB; Marcello Presilla, Responsabile Italia di Sportradar; Alessandro Bolis, Responsabile Commerciale e Marketing dell’Istituto per il Credito Sportivo; Matteo Scala, Segretario Generale e Team Manager del Carpi.

Gianluigi Pocchi: «Le regole per essere rispettate devono prima essere conosciute. Parliamo di partite truccate, analizzandole sotto diversi punti di vista. Una partita truccata comporta una perdita in credibilità, ma anche in un senso economico».

Alessandro Bolis: «Esistiamo per finanziare impianti sportivi, di tutti gli sport, calcio soprattutto, essendo la attività più presente in Italia. Il progetto “Regoliamoci” lo abbracciamo con entusiasmo, perchè è probabilmente scontato cosa comporti una frode sportiva dal punto di vista etico, ma ci sono anche problemi finanziari. Alcune società di categorie inferiori sono fallite e scomparse in seguito alla scoperta di partite truccate. Un danno economico dal valore inestimabile».

Marcello Presilla: «Ci hanno chiesto se questa battaglia sta andando verso una conclusione, purtroppo sembra una eterna lotta tra guardie e ladri. L’importante è che ognuno faccia la sua parte, come noi di SportRadar. Le nostre investigazioni vengono trasmesse agli organi competenti. Ad esempio nella scorsa Champions League è stata esclusa la squadra campione della Lega di Albania».

Matteo Scala: «Abbiamo spinto per la partecipazione a questa iniziativa perchè per quanto si possa essere leali, c’è sempre il rischio di cadere nel tranello di qualche male intenzionato. L’anno scorso uno dei nostri giocatori ha ricevuto un paio di messaggi da parte di un avversario, ed io ho spinto perchè la cosa venisse denunciata. Perchè può accadere di doversi difendere senza avere commesso alcun illecito e lì diventa più difficile. Anche per questo abbiamo chiesto alla squadra di evitare messaggi con gli avversari nella settimana precedente la gara».

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